
Per coloro i quali partorendo strumenti di guerra - e noi siamo tra loro,
Alcuni in pratica
Alcuni con un gesto di approvazione -
Sono risucchiati, borbottando "necessit?" e "vendetta",
Dentro il dominio dei crimini di guerra.
Nathan Alterman, 1948
YESH GVUL
Yesh Gvul ("C’? un limite") ? un gruppo di pace israeliano che si ? incaricato del compito di supportare "Refusnik", membri delle forze armate israeliane che rifiutano ordini di natura repressiva e aggressiva. Il ruolo brutale della Forza di Difesa Israeliana (IDF) nel soggiogare la popolazione Palestinese pone numerosi soldati di fronte ad un grave dilemma morale e politico, nel momento in cui viene loro richiesto di compiere azioni che essi ritengono illegali ed immorali. La gerarchia dell’esercito richiede conformit?, ma molti soldati, arruolati o riservisti, scoprono di non potere, in coscienza, obbedire agli ordini dei loro superiori.
L’attuale Intifada Palestinese non ? la prima occasione in cui ci? avviene. Yesh Gvul fu fondato in risposta all’invasione Israeliana del Libano nel 1982, quando un numero crescente di soldati realizzarono che la campagna, con il suo apporto di massacri e devastazioni, era un atto di aggressione palese ed inutile alla quale non volevano prendere parte. Agendo in base alle loro convinzioni, 168 membri delle forze armate furono incarcerati, alcuni ripetutamente, per aver rifiutato di servire durante la campagna: il numero reale di rifiuti era pi? grande, ma il loro crescente numero trattenne le autorit? militari dal perseguirne la maggior parte. L’inizio dell’Intifada Palestinese nel 1987 coincise con una nuova ondata di rifiuti: il numeri degli incarcerati fu vicino a 200, sebbene anche in questo caso l’esercito evit? di imprigionarne molti. Significativamente, una grande quantit? dei Refusnik ? composta da ufficiali (con un grado tra Sergente e Maggiore) che hanno servito con distinzione.
Dalla sua formazione, Yesh Gvul si ? adoperato per promuovere il movimento dei Refusnik. Sfidando l’intimidazione ufficiale - incluso l’intensa sorveglianza della polizia e dei servizi di sicurezza - il gruppo ha offerto consulenza ai soldati in lotta con la scelta disperata tra compiere servizi di polizia che ritenevano ripugnanti, o rifiutare la disciplina militare. Per coloro che hanno scelto di rifiutare, Yesh Gvul ha esteso una protezione morale e materiale senza riserve, a partire da un supporto finanziario alle famiglie dei Refusnik, fino ai picchetti alle prigioni militari dove essi erano trattenuti. Ogni volta che uno di loro e’ stato trattenuto, Yesh Gvul ha agito per portare la sua protesta all’attenzione pubblica, come modello per un pi? vasto movimento di pace, e per altri soldati che si trovano di fronte ad un simile dilemma.
Yesh Gvul ? un piccolo gruppo con limitate risorse umane e finanziarie. Ma la spinta della sua campagna ha avuta un effetto elettrizzante sul pi? vasto movimento per la pace, ed ha fornito ispirazione per l’esempio morale fornito da individui pronti a soffrire per le loro convinzioni. Altri movimenti di pace si auto-confinano ad una protesta verbale, arrestandosi bruscamente di fronte alla sfida diretta all’autorit? convenzionale, rappresentata dal rifiuto. Yesh Gvul ha rigettato la sindrome "spara-e-piangi": il suo slogan "non spariamo, non piangiamo e non serviamo nei territori occupati" ha portato il gruppo a diventare un elemento di punta del movimento israeliano di pace.
Avendo al proprio interno punti di vista politici diversi, Yesh Gvul non e’ caratterizzato da alcun programma specifico di pace. Il suo scopo immediato ? di mettere fine all’abuso da parte del IDF (Forza di Difesa di Israele!) per i suoi modi indegni e giungere alla fine dell’occupazione. Il gruppo si ? unito alla soluzione "due-stati", come chiave per una soluzione pacifica del conflitto Israeliano-Palestinese.
I Dettami Della Coscienza
Luogotente (riserv.) David Enoch (condannato a 25 giorni di carcere per aver rifiutato di servire nell’area di Ramallah):
"Io non volevo rifiutare di obbedire agli ordini. Non avevo previsto di arrivare a questo momento. Se ci fosse stato un modo di evitarlo, penso che l’avrei fatto…Ma ci sono delle volte nelle quali non c’e’ altra scelta che rifiutare. Quell’Unica scelta, ? l’aspetto personale del rifiuto. La mia linea rossa non e’ la tua, e viceversa. Ma superare quella linea rossa sarebbe una resa della tua personalit?, della tua unicit?, dei tuoi valori e, soprattutto, dei dettami della tua coscienza. Io non avrei voluto rifiutare alcun ordine nel prestare servizio nei territori. Ma mi era stato ordinato di spendere tre settimane scortando e proteggendo coloni. Sono stato condotto a compiere cacce all’uomo su passanti palestinesi, a compiere arresti ogni volta fosse necessario. Se lo avessi fatto non sarei stato me stesso."
Rifiuto selettivo
Il "rifiuto selettivo" ? un concetto unicamente israeliano, bench? sporadicamente proteste simili siano state registrate all’interno di altri eserciti. Il rifiuto selettivo applica i principi di disobbedienza civili, pioneristicamente introdotti dal Mahatma Ghandi e da Martin Luther King Jr, ad un contesto militare. Mentre riconosce la legalit? di servizio militare universale, sollecita il diritto ed il dovere di ogni soldato a scrutinare gli ordini ricevuti, e rifiutare compiti che egli trova moralmente o politicamente ripugnanti. Diverso del pacifismo o dell'obiezione coscienziosa, il rifiuto selettivo riconosce le circostanze quando la forza ? legittima, come nella difesa contro aggressione esterna, o nel perseguimento della liberazione nazionale dalla tirannia straniera. Ma esso rifiuta l'abuso del potere militare per fini indegni, quali le guerre di aggressione, o la soggiogazione violenta di popolazioni civili.
Colori i quali rifiutano non evadono le conseguenze della loro sfida all’autorit? legale: la sfida alla gerarchia militare ? aperta e diretta, e le dolorose conseguenze personali vengono accettate. La volont? dei Refusnik di pagare il prezzo arricchisce la loro protesta di un effetto morale e politico proporzionale al loro numero.
Oltre ad inspirare il vasto movimento di pace, il rifiuto ha un diretto impatto sui responsabili delle decisioni politiche, i quali debbono tenere conto che l’esercito non ? una "macchina militare" addomesticata e suoi soldati non sono robot puri, "denti di un ingranaggio".
Per ammissione del comandante dell’allora IDF, l’ondata di rifiuti fu uno dei fattori chiave che indusse i vertici dell’esercito a ritirarsi dalla guerra nel Libano del 1982-84. Ulteriori episodi di rifiuto durante la prima intifada convinsero i leader israeliani che non avrebbero potuto schiacciare la rivolta palestinese attraverso mezzi militari, portando cos? al riconoscimento dell’OLP e introducendo nuovi tentativi di giungere ad una soluzione politica. Nell’attuale rivolta "al Aksa", schiere di riservisti hanno rifiutato compiti, e per la prima volta, anche un numero significativo di giovani militari di leva hanno rifiutato di prendere parte alla repressione.
Adozione del Refusenik
Gli sforzi di Yesh Gvul a nome dei Refusnik, i militari che rifiutano, hanno goduto dell’appoggio di simpatizzanti in Europa e negli Stati Uniti. Gruppi di individui hanno profuso energie per una soluzione pacifica del conflitto Arabo-Israeliano radunandosi per sostenere gli israeliani imprigionati per la loro resistenza alle politiche repressive del loro governo. La rete di sostegno ha incluso sinagoghe e chiese, veterani, organizzazioni, ebrei progressisti e altri.
Quando un Refusenik ? stato incarcerato, uno dei gruppi di supporto ? stato avvisato, producendo una vasta gamma di azioni. Telefonate sono state fatte alla famiglia del Refusenik ed alla prigione in cui era stato trattenuto; il gruppo di adozione ha messo sotto pressione con una quotidiana protesta la missione diplomatica israeliana pi? vicina, conducendo nello stesso tempo estese azioni all’interno della propria comunit? per evidenziare l’esistenza in Israele di un solido movimento di opinione dedicato alla pace. Il gruppo di adozione ha anche offerto assistenza materiale, riunendo fondi monetari per aiutare i familiari del Refusnik ed aiutare la campagna di Yesh Gvul. La rete di sostegno si ? rivelata di inestimabile valore per l’aiuto fornito a Yesh Gvul al fine di porre termine all’occupazione ed al conflitto Israeliano-Palestinese.
Contattare Yesh Gvul
Indirizzo: Yesh Gvul, PO Box 6953, Jerusalem 91068, ISRAEL
Telefono: + 972 2 6250271
Fax: + 972 2 6434171
E-mail: info@yesh-gvul.org
Web site: www.yesh-gvul.org
Per ricevere regolari aggiornamenti, mandare un messaggio vuoto all’indirizzo: YeshGvul-subscribe@yahoogroups.com
Depliant distribuito da Yesh Gvul ("c’? un limite") tra i soldati dell’Idf (esercito di Israele)
SOLDATO: Tutti vogliamo difendere il nostro paese. Siamo tutti stanchi e stufi del terrorismo. Tutti vogliamo la pace. Ma le nostre azioni permettono la fine del massacro? Dal 1967, (Israele) ha governato su 3,5 milioni di palestinesi, con un’occupazione violenta, con continue violazioni dei diritti umani. Il regime d’occupazione ha semplicemente peggiorato i problemi di sicurezza di Israele; a questo punto, mette in pericolo la vita di ogni cittadino, incluso te!
SOLDATO, tocca a te decidere! Ti sei chiesto se le tue azioni nel corso del tuo servizio militare consolidano la sicurezza nazionale? O queste azioni servono solo a rinfocolare ostilit? ed atti di violenza tra noi e i nostri vicini palestinesi?
TU PUOI FERMARE LA VIOLENZA
SOLDATO: L’OCCUPAZIONE SVILUPPA TERRORISMO Quando prendi parte a uccisioni extra giudiziali ("liquidazioni" in termini militari);quando partecipi alle demolizioni di case private; quando apri il fuoco contro la popolazione civile disarmata; quando sradichi frutteti;quando blocchi le forniture alimentari o mediche, tu prendi parte ad azioni definite crimini di guerra dalle convenzioni internazionali (ad esempio la quarta convenzione di Ginevra) e dalla legge israeliana. Fino a quaranta anni fa, una corte israeliana imponeva che a un soldato era probito obbedire ad un ordine illegale, dalle conseguenze atroci.
Soldato- consideri questi crimini giustificabili? Le azioni di "liquidazione" non provocano attacchi suicidi? E’ giustificabile demolire le case e distruggere la propriet? di intere famiglie? Si pu? giustificare l’uccisione di bambini, donne, anziani- o comunque- di civili disarmati?
Quali sono le basi della "sicurezza" per giustificare l’affamamento di interi villaggi e la privazione di cure mediche per i malati?
SOLDATO: questi atti di repressione quotidiana che sono parte dell’occupazione non incrementano l’odio fra noi?
Coprifuoco, blocco, confisca delle terre, impedire lavoro e studio ai cittadini, la continua umiliazione ai posti di blocco israeliani e le perquisizioni violente nelle case palestinesi. Fermate il massacro!
SOLDATO: occupazione significa morte. Persino i capi della difesa ammettono che non c’? una soluzione militare al terrorismo.
Un ufficiale anziano della sicurezza ha ammesso: "tutto il lavoro preventivo che abbiamo fatto l’anno passato ? servito solo a cercare di svuotare il mare con un cucchiaino" (Haaretz 19/12/2001).
Ami Ayalon, ex capo dello Shabak, polizia di sicurezza, dice: "Un’ideologia non pu? essere uccisa con l’eliminazione dei suoi leaders"
Soldato, c’? un popolo in qualche altra parte del mondo che non resisterebbe ad un regime di occupazione militare? Se tu fossi nei panni dei palestinesi, abbasseresti volentieri la testa ad un governo straniero?
Due anni fa eravamo convinti che l’occupazione del Libano meridionale fosse vitale per la nostra sicurezza. Vent’anni fa eravamo sicuri che l’occupazione del Sinai garantisse la nostra sicurezza. Ma grazie alla fine dell’occupazione in quelle terre, abbiamo evitato lo spargimento di di sangue dei nostri soldati.
Dall’inizio dell’attuale Intifada, oltre mille tra israeliani e palestinesi sono stati uccisi, la maggiorparte dei quali inermi civili che non prendevano parte alle battaglie. Fino a quando continueremo l’occupazione nei territori palestinesi, il nostro sangue e quello dei palestinesi verr? versato.
Fermate l’occupazione- Fermate il massacro
SOLDATO: l’occupazione compromette il nostro paese. Siamo tutti preoccupati per il benessere dello Stato di Israele. Tutti vogliamo che lo stato investa di pi? in istruzione, servizi sociali, salute, sviluppo delle infrastrutture. Ma per mantenere l’occupazione lo stato spende miliardi per il mantenimento dell’esercito nei territori e negli insediamenti, soprassedendo su tutto il resto. Lo stato sta tagliando fondi ai servizi per i civili per aumentare il budget militare.
L’occupoazoione, e la violenza che essa causa, trascina l’economia verso la recessione. Gli investitori se ne vanno, i turisti stanno alla larga, interi settori dell’economia sono sull’orlo del baratro.
Non sarebbe meglio usare il denaro per rafforzare le nostre strutture sociali? Non sarebbe meglio indirizzare i fondi verso le strutture ospedaliere o per l’istruzione? Continuare cos? non significa negare benessere agli anziani, i disabili e i disoccupati in favore di ulteriori stanziamenti per l’esercito e gli insediamenti?
Ferma l’occupazione, denaro pubblico per i pi? deboli, non agli insediamenti!
Soldato, l’occupazione mina l’esercito
L’occupazione ? dannosa all’esercito e ai suoi soldati. L’addestramento ? inesistente poich? i soldati trascorrono molto tempo nei territoti con compiti di routine: far la guardia agli insediamenti, proteggere le autostrade e fare incursioni nelle citt? e nei villavggi palestinesi. I soldati sono costretti a servire il proprio paese in condizioni disumane- come quei soldati costretti a restare 234 ore ininterrotte nel loro carrarmato. Per proteggere l’occupazione non gli fu neanche concesso di riposare.
Fonti militari ammettono che li obblighi nei territori costringono i soldati all’esaurimento, porta al declino delle condizioni fisiche psichiche e causa incidenti.
Non sarebbe meglio dedicare il tempo ai bisogni reali di difesa del paese?
La fine dell’occupazione dar? nuova efficienza all’esercito
Non sarebbe meglio ridurre il peso che i riservisti sono costretti a sopportare e garantire ai coscritti migliori condizioni?
Fermate l’occupazione- riducete il servizio militare a due anni!! Riducete i compiti dei riservisti!
SOLDATO: ci sono atti che la gente decente non commette anche se sono degli ordini! Le persone decenti non demoliscono le case, non uccidono i bambini, donne e neonati, non affamano il popolo vicino e non negano cure mediche alla gente proprio come te e me. Questa condotta indebolisce la fibra morale del nostro paese.
Questi atti sono realmente pericolosi, anche se ci ? stato detto di farli "per scopi di sicurezza". Ogni "liquidazione" (uccisione) provoca un attentato suicida.
Il bambino che tu hai ferito oggi ? il terrorista di domani. Ogni persona interessata alla sicurezza nazionale non far? cose che incrementano il terrorismo.
SOLDATO: tocca a te decidere
Noi non abbiamo una ricetta "sicurezza". Cambia idea, guidato dalla tua coscienza, i tuoi sentimenti, le tue convinzioni. Non possiamo decidere per te. Possiamo solo dirti che molti, moltissimi soldati hanno detto no ai crmini di guerra!
Dalla guerra del Libano (1982 ndt), fino all’attuale Intifada migliaia di soldati, coscritti e riservisti, hanno preso il coraggio di dire NO!
Qualunque persona decida di rifiutarsi, lo decide da solo. Ma quando quella persona cambia idea trover? noi a stendergli una mano per aiutarla, offrire consiglio, sostenere e aiutare.
Per coloro che imbracciano un’arma
-Noi inclusi-
O nei fatti
O accetanto una sulla spalla,
Sono sospinti,
Rimuginando ‘necessit?’ o ‘vendetta’,
Nel dominio dei criminali di guerra
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